Mandana Sadat è un artista belga-iraniana che ha dato più volte prova di narrazioni per immagini particolari e intense.
Oltre l’albero è un silentbook del 2004 che stupisce per una narrazione visiva allo stesso tempo scoppiettante e perturbante che si apre con un titolo enigmatico che sembra pronunciato da una creatura a metà tra una vecchietta e un albero, appunto!
Il riferimento fa subito pensare al bosco ed effettivamente già nei risguardi, prima del frontespizio, linee nere irregolari ci portano tra tronchi spogli di un bosco rado da cui fa capolino una bambina dai capelli “frizzanti” che spesso parleranno per lei. Siamo in una fiaba, di quelle “legnose” che profumano resina e che scoppiettano vicino al fuoco.
Chi ci aspettiamo di incontrare aldilà del bosco?
La narrazione visiva segue un andamento chiaro ed argentino incarnato dalla saltellante e gioiosa piccola protagonista che percorre le ampie pagine ocra, appena solcate da qualche albero.
A limitare del bosco, oltre l’ultimo albero, la linea del terreno conduce in alto, verso una casa illuminata da un giallo caldo. Questo sfondo (il profilo dell’albero sull’estremità sinistra della pagina, la radura e la casetta in alto) rimarrà fisso e regolare, d’ora in avanti, segnando il confine intorno al quale i protagonisti dialogheranno, come in un teatro.
La bambina si avvicina per curiosare dalla finestra e…
Il giro pagina è sorprendente, uno schiaffo in pieno viso: lo stile essenziale si fa pittorico, pieno, avvolgente profondo.
Un volto scavato da mille rughe e segnato da mille sfumature di colore, due mani intrecciate, macchiate dal tempo, dall’uso, dal lavoro e dietro un manto nero e un calore scuro che riempie tutto lasciando la nitidezza dell’ocra fuori dalla finestra.
Di fronte a quella che è la personificazione di una strega, di una Baba-Jaga, finanche forse - agli occhi dei lettori - qualcosa di affine alla morte, la bambina non può che scappare spaventata: il rifugio è proprio oltre l’ultimo albero.
Un incontro sembra quasi impossibile, i due personaggi anche stilisticamente hanno una rappresentazione lontanissima: dettagliata, scavata e paurosa la vecchia, stilizzata, essenziale e chiara la bambina. Alle estremità dell’albero, in una parte periferica della pagina incomincia un dialogo muto.
Dalla bocca aperta della vecchina, d’un tratto, escono alcune parole:
«C’era una volta…»
Quello che succede dopo è inatteso, colorato, stupefacente.
La vecchina chiude gli occhi, sembra quasi addormentarsi, in una pace che non può non apparire affine alla morte, ma la piccola trova il coraggio di attraversare il confine e alla fine quel rossore che ha dato vita a fantasie e draghi gentili capaci di legare le generazioni imporpora le guance di entrambe che anche il lettore non può riconoscere più affini di quanto apparissero.
Quest’albo (quasi) senza parole offre l’esperienza di cosa significhi ascoltare una fiaba. Attraverso le illustrazioni Mandana Sadat ci racconta del brivido del bosco, degli incontri che si fanno e della possibilità che essi intreccino storie per noi e con noi.
Ma oltre la superficie, l’autrice esplora la profondità e le sfumature del peso del racconto: lascia che il perturbante entri nell’orizzonte, affida fiduciosa poche parole ai lettori perché possano diventare storie (perfetta in questo senso la scelta del silentbook!).
Un libro che si lascia raccontare e che invita a raccontare, accompagnando in una complessità che conferma la coscienza di cosa sia una storia.